Le ombre lunghe della fideiussione sul Porto di Diamante

Nel Contratto integrativo tra Ati e Regione emerge una fideiussione a garanzia dell’appalto sul Porto, ma l’intermediario creditizio è nella lista nera di Bankitalia. Possibile che nessuno ne sapesse niente?

 

 

DIAMANTE (CS) – Dopo la notizia della possibile contrazione di un ipoteca da parte della privata azienda concessionaria, non si sa bene su quale precisa area oggetto dei lavori, la vicenda si arricchisce di un altro aspetto agghiacciante, a riprova che il silenzio di tutti questi mesi nascondeva qualcosa di anomalo, poco chiaro, e che la terra promessa chiamata Porto è un triste rompicapo senza fine.

L’organo d’inchiesta consiliare si è soffermato più di tutto sulle disponibilità finanziarie della ATI, e sembra che la stessa abbia dato laute garanzie di proseguimento a realizzazione dell’opera. Garanzie all’investimento privato che confluiscono nella sottoscrizione di una fideiussione però che la stessa società avrebbe contratto a fronte dei propri creditori, nella fattispecie la Regione Calabria e di riflesso, l’Amministrazione comunale di Diamante. Di tale istituto assicurativo viene fatta menzione nel Contratto integrativo a quello originale stipulato in data 10febbraio 2016. Il concessionario, in parole povere, fa un cambio di passo sostituendo la precedente polizza con una fideiussione rilasciata da ‘FinGioia Spa’ (sede legale a Roma in via Savoia 78) giusto il giorno prima della firma congiunta del contratto integrativo. In tale fideiussione ricade dunque “la cauzione definitiva relativa all’intero importo di euro 1.430.057,82 già contabilizzato negli stati di avanzamento emessi, per un importo di euro 408.032,43 importo ridotto del 50% per la presenza di certificazione di qualità della impresa Icad”. Ma chi è questa ‘FinGioia Spa’? E cosa ancora più importante, la certezza dell’obbligazione del debitore (Ati) è in mani sicure?
Beh, intanto il nuovo atto notarile che investe l’intermediario creditizio ‘FinGioia Spa’ di far da garante alla Ati ci dice che la società “è iscritta nell’elenco previsto dall’articolo 107 del TUB”, un particolare albo in cui Banca d’Italia annovera tutti i soggetti deputati a esercitare forme di finanziamento, anche verso Enti pubblici, tra cui le Regioni. Uno speciale elenco in essere fino al 12 maggio 2016 che si sarebbe aggiornato con un unico grande albo comprendente tanto le nuove quanto le vecchie finanziarie. Ma Banca d’Italia, a causa del proliferarsi di diverse truffe proprio in ambito pubblico, si guarda bene dal conferire un attestato di probità finanziaria a qualunque soggetto entri a far parte del registro, anche perché i poteri di controllo delle finanziarie sono, a suo dire, molto più limitati rispetto a quelli messi in atto ad esempio, nei confronti delle banche e dei gruppi bancari. Infatti sin da quando la legge ha permesso la possibilità delle fideiussioni a pioggia, senza freni sono sorte truffe anche miliardarie ai danni dell’erario poiché le fideiussioni coprono oramai ogni ambito civile . Tra i più diffusi troviamo gli acconti per le case in costruzione e le gare di appalto pubbliche: il nuovo Codice degli Appalti richiede una garanzia pari al 2% al momento della presentazione della domanda, e se la società risulta vincitrice, del 10%, prima di dare inizio ai lavori.
Eppure il più alto organismo di governance bancaria lo scrive a grandi lettere: “Le VECCHIE FINANZIARIE 106 e le VECCHIE FINANZIARIE 107 possono continuare a operare solo fino al 12/5/2016 a meno che non vengano iscritte nell’ALBO previsto dal nuovo art. 106 del TUB. Queste “NUOVE FINANZIARIE 106” potranno rilasciare garanzie nei confronti del pubblico negli stessi casi in cui è consentito alle VECCHIE FINANZIARIE 107” e continua “Da tale data, possono continuare a esercitare l’attività di concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico, come definita dal TUB e dalle relative norme di attuazione (cfr. D.M. Ministero Economia e finanze del 2 aprile 2015, n. 53), soltanto gli intermediari che, avendo presentato istanza nei termini previsti per l’iscrizione nel nuovo albo ex art. 106 TUB, hanno un procedimento amministrativo avviato ai sensi della L. n. 241/90 e non ancora concluso. A tali intermediari continuano ad applicarsi le norme previgenti del TUB

Fideiussione= garanzia senza rischi?

La storia della ‘FinGioia Spa’ è una storia caratteristicamente all’italiana, fatta di liquidazioni e cessazioni di attività e cambio di ragione sociale. L’iscrizione nel registro degli albi ed elenchi di vigilanza ci racconta di una società “mai abilitata al rilascio di garanzie nel periodo che va dal 26 agosto 1993 al 12 maggio 2016”, e quindi anche un eventuale iscrizione “nel registro art 107 del Tub” che dichiara il Contratto integrativo non basterebbe da solo a garanzia di trasparenza ed onestà, ed amministratori e dirigenti navigati tanto pubblici che privati questo avrebbero dovuto annusarlo. Una società che apre i battenti come ‘Interfin’ e diviene’ società per azioni, cambia nel 2014 nome in Master Fin Spa’ e un anno più tardi diventa’ Fin Gioia Spa’.

 

 

 

 

 

 

 

 

Buffo da notare come la stessa ‘Fingioia’( ricordiamo, sede legale via Savoia 78, Roma e c.f.01640000814) abbia la stessa identica sede legale (Via Savoia 78, Roma) ma cf diverso (2868560612, ) di ‘Gioia Fin Spa’, che nientemeno nel corso del 2009 era stata raggiunta da un ‘Provvedimento di cancellazione dall’elenco generale degli intermediari finanziari disposti nell’anno 2009” a mezzo decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze assunto in data 4 febbraio 2009, atto che contiene le motivazioni per le quali si decise per la soppressione.

Ritorniamo su ‘Fin Gioia Spa’. Sempre Bankitalia con un documento che non lascia adito a dubbi (“Segnalazioni di operatività da parte di intermediari finanziari dell’elenco generale ex art 106”) anche in tal sede rammentava che la sola iscrizione al registro non era garanzia ultima delle attività creditizie degli intermediari, anche perché la Banca d’Italia esercita su di essi poteri e controlli finalizzati unicamente a verificare il mantenimento dei requisiti per l’iscrizione.

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Addirittura un articolo a firma di Gianfranco Ursino (“Plus24″ – 26 marzo 2016) giusto un mese dopo l’apposizione delle firme sul Contratto integrativo metteva sul chi va là Enti locali e beneficiari privati a monitorare questa sorta di black list di Bankitalia: “Con banche sempre più restie a rilasciare garanzie fideiussorie, imprese e privati (piu o meno consapevolmente) finiscono nelle fauci di soggetti non autorizzati a rilasciare questo tipo di polizze, anche se iscritti negli elenchi gestiti dalle authority” attenzionava Ursino, “ e se i contraenti a volte sono consapevoli di sottoscrivere fideiussioni a prezzi stracciati con intermediari spregiudicati, a farne le spese sono sempre i beneficiari ignari di avere in mano garanzie prive di valore”. Concludeva amaramente: “Privati, enti e amministrazioni pubbliche farebbero bene a verificare se hanno in mano fideiussioni di queste società che in realtà valgono carta straccia”, con tanto di tabella che campeggiava nell’articolo, e che naturalmente includeva pure la ‘FinGioia’.
Ma allora la Ati era consapevole o no? O nel balletto del porto, con una stipula di un contratto aggiuntivo a seguito dell’ingiunzione di ripresa lavori, è la vittima di questo sistema di fideiussioni? E cosa dire allora dei cofirmatari, ne sapeva qualcosa, della ‘FinGioia Spa’, il dottor Pallaria, Dirigente Generale del Dipartimento Infrastrutture Lavori Pubblici e Mobilità della Regione Calabria?
Eppure il fenomeno delle truffe del comparto fideiussioni non era nuova e girava negli ambienti della finanza pubblica nazionale, se è vero come è vero che Bankitalia non rinunciava mai a preavvisare quanti si apprestassero a stipulare contratti che configurassero fideiussioni di intermediari predicando al contempo che “verificare che il garante sia iscritto a volte può non bastare. In casi specifici, per esempio a motivo della natura pubblica del beneficiario o del tipo di contratto che si vuole garantire, la legge restringe ulteriormente il numero dei soggetti abilitati”.
Adesso i nodi devono venire al pettine,ulteriori lungaggini e dilazioni cronoprogrammistiche, in mancanza delle condizioni economiche e legali di attuazione del progetto, devono lasciare il passo alla revoca del mandato e la riapertura dell’area alla cittadinanza.

 

ECCO IL CONTRATTO INTEGRATIVO  – 10 FEBBRAIO 2016

 

contratto aggiuntivo rep. n. 28887 porto diamante
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