Sanità Basso Tirreno, Di Natale, “Osservatorio entro fine maggio”

Difesa del paziente e sorveglianza sul trasferimento dei servizi ospedalieri. Pomo della discordia, il mammografo di Paola

 

PAOLA (CS) – Un nuovo faro che scruta il Basso Tirreno Cosentino, pronto a prendere le difese del bistrattato paziente e vigilare sui rapporti di forza interni alla riorganizzazione del sistema sanitario regionale. Questa in sintesi la mission dell’Osservatorio sulla Sanità che andrà a regime entro fine maggio. Lo assicura il Presidente del Consiglio comunale di Paola e consigliere provinciale, Graziano Di Natale, raggiunto telefonicamente ieri mattina dalla nostra redazione: “L’Osservatorio vedrà la luce per fine mese, stiamo procedendo con l’istituzione del Regolamento di funzionamento. Hanno aderito intanto già diverse sigle sindacali del settore infermieristico, e nutriamo la speranza che diventi un punto di riferimento non solo per il Basso ma per tutto il Tirreno cosentino”. Al di là della tutela dei diritti dei pazienti bassotirrenici, l’Osservatorio si occuperà principalmente di monitorare i processi decisionali che il servizio sanitario regionale nel suo complesso compie nei confronti dei presidi ospedalieri zonali, in particolar riguardo dell’Ospedale Civile San Francesco di Paola a seguito dei depotenziamenti, non scevri di polemiche, avvenuti ai suoi danni. “L’Osservatorio nasce anche per questo” chiarisce Di Natale “per evitare che le decisioni provochino una diminutio dei servizi”. Chiaro riferimento al trasferimento funzionale del servizio di screening mammografico dal nosocomio paolano a quello cetrarese del marzo scorso, nonostante il dispositivo medico, come incalza il consigliere provinciale, fosse stato precipuamente destinato alla città di San Francesco. Se a quella dei servizi si affianca l’analisi del trasferimento dei reparti di ginecologia, ostetricia, e pediatria, ecco che il discorso dell’Osservatorio da veniale diventa indispensabile.

L’Azienda Sanitaria Regionale non è nuova in fatto di polemiche del genere, sotto il fuoco incrociato di roventi polemiche riguardo le interminabili liste d’attesa (fino ad un anno proprio per una semplice mammografia) da parte dei cittadini di un’area dove è altissimo il livello di attenzione sul rischio tumorale. I cittadini del Basso Tirreno cosentino si stringono al coro degli insoddisfatti calabresi dell’efficienza del sistema sanitario regionale che finanziano di tasca propria. Un recente studio di Demoskopika (IPS Report 2018) fotografa difatti un quadro disarmante di meno di due calabresi su dieci che si dicono insoddisfatti della propria sanità. Un mostro a più teste commissariato da ben otto anni che ha generato l’anno scorso 55946 ricoveri fuori regione ed ha maturato un debito pari a oltre 319 milioni di euro. Un turismo sanitario senza fine e allarmante se comparato ad un altro triste dato, le spese sanitarie per farmaci, case di cura e visite specialistiche che ha trascinato più di 74 mila famiglie calabresi sulla soglia della povertà.

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