La calma apparente al porto di Diamante

Poco più di due settimane, poi si deciderà il futuro dell’infrastruttura portuale tanto attesa

 

I Diamantesi aspettano il 27 agosto come una sorta di giornata di liberazione nazionale. È la data in cui la Ati – Icad Blu avrebbe dovuto presentare un porto finito, ma data l’impresentabilità del luogo per via di lavori mai ripresi sebbene la concessione demaniale rinnovata, il cronoprogramma non è stato rispettato e la Regione ha dunque l’obbligo di pronunciarsi sul da farsi. A pensar male sarà forse bastata la non tanto velata fuga di notizia di un’ispezione romana per far cadere le resistenze sul progetto, e non si sa quanto spazio di manovra abbia l’ingegner Luigi Zinno, Responsabile unico del procedimento, ad
elargire una proroga. S’insinua la convinzione che il concessionario dovrebbe smontare le tende e lasciare che sia il popolo di Diamante a decidere quale futuro attenda il porto . In Regione una maggioranza sterile si mantiene per il rotto della cuffia e il porto di Diamante, al pari di  qualsiasi altro tema infrastrutturale che calamita l’adesione popolare, potrebbe davvero rappresentare il peso ideale che riporta un rapporto stabile in una maggioranza squilibrata. Più di qualsiasi comizio, o incontro privato che tenga. L’eventualità di un’area restituita alla cittadinanza di Diamante sarebbe una rotonda,
storica vittoria del Movimento popolare che in meno di un anno avrebbe centrato i propri obbiettivi, senza tralasciare quello di rendere pubblico il bene iridato e trovare la vocazione più consona che connetti sviluppo locale, occupazione giovanile, introiti, rispetto della biosfera marina, della pesca e del diportismo. Molti però restano cauti, una calma piatta sembra avvolgere gli attivisti del Movimento – incalzato da Oliviero a Cetraro alcuni mesi fa ,Zinno avrebbe promesso di sciogliere il contratto per poi dar ancora carta bianca alla ditta affidataria dei lavori- ma anche le diverse forze politiche, economiche e sociali che in questi ultimi mesi hanno detto la loro scontrandosi anche accesamente. I cittadini aspettano che si chiariscano alcuni dubbi: Graziano Santoro dovrà pretendere il recupero delle spese o subirà lo scotto di ripagare il paese per lesa immagine dato lo
scempio? Il porto verrà subito messo nelle mani del Comune o ci saranno intermediarie società di prestanome legate alla Regione pronte solo a speculare? C’è bisogno di un nuovo progetto? Come verranno improntate le procedure di gara d’appalto? E il fronte porto, che destinazione d’uso avrà? Lecite perplessità di qualunque araba fenice che muore mentre si spera qualcos’altro rinasca dalle sue ceneri, ma molti assicurano che i diamantesi saranno fieri di poter scegliere, pubblicamente, di che morte morire.

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