Calendario Provincia 2011, fotografia… Celebre

COSENZA  Le mani esprimono maestria e generosità con le quali far rivivere i borghi in via di spopolamento e per rendere più attrattiva la nostra regione. I click ad opera del giovane Luigi Celebre e dell’Accademia del Peperoncino di Diamante

COSENZA «Uno sguardo attraverso le mani: mani sporche che raccontano ciò che viene manipolato, rughe per esprimere il lavoro e il sacrificio di quei paesi poco vitali ma che ci restituiscono memorie apparentemente perse». Come narrare l’identità di chi vive la Calabria, chi la soffre ma non si rassegna, con sue parole medesime si descrivono gli scatti di Luigi Celebre a cui la Provincia di Cosenza ha dato quest’anno il compito d’illustrare il calendario 2011. Un reportage a tutti gli effetti partorito dalla voglia di questo giovane di viaggiare e documentare, Montalto, Dipignano, Cleto, S.Giovanni e di più.

Luigi Celebre è un ex allievo di Vito Teti, direttore del Dipartimento di Filologia all’Unical, che ieri ha presentato il calendario alla presenza del presidente della Provincia Mario Oliverio e Mariuccia De Vincenti, oltre a vari assessori, sindaci e una nutrita platea. «Mi sembra un buon modo di fare cultura, niente calendari mediatici e visi patinati. Celebre opera uno ‘sguardo dall’interno’ che fa risaltare mani identiche alle linee delle fiumare, o degli alberi». Le mani, dice il professore, sapienza del mondo, indispensabili ‘attrezzi’ per quel mondo rurale della Calabria di un tempo ormai svanito, e con esso i simboli, le attività e i significati. «Ma non tutto è perduto, quei mestieri antichi che rimangono vanno rinnovati recuperando i loro aspetti positivi e propositivi». Un grido d’allarme dal professore affinché le realtà dell’entroterra si salvino producendo economia, quindi cultura.

Sull’identità vertono gli scatti di Celebre. Non è il solo. «Il nostro governo ha un centro d’azione, la riscoperta dell’identità per rendere più attrattivo il nostro territorio e produrre sviluppo sostenibile». Senza ricerca identitaria, prosegue il presidente, una cultura resta subalterna.«Questa è la via per lo sviluppo. Di recente ho visitato l’Argentina, e in tutte le associazioni di emigrati calabresi c’era il calendario. Anche quest’anno ne hanno fatto grande richiesta, partiamo dalle 20 o 30mila copie poi si vedrà». L’iniziativa non è, ribadisce Oliverio, avulsa da una strategia globale di promozione identitaria, e annuncia l’inaugurazione del Museo delle Arti e Mestieri – rivoluzionari, si dice, i laboratori dal vivo con maestri artigiani – e il 13 gennaio prossimo un Portale dei sistemi museali della provincia.

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